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venerdì 12 ottobre 2012

La fortuna d'essere scartati





Parigi, 1863:  Édouard Manet fa scandalo esponendo il dipinto "Le Déjeuner sur l'herbe". 

Fa scandalo perché veste i soggetti dipinti con i vestiti dell'epoca, della sua epoca, inserendoli però in una cornice 'convenzionale', un classico paesaggio bucolico.
Secondo me fu un po' come vedere la Gioconda  così, con tuta e capelloni.



La tela fa scandalo perché non rispetta affatto le regole pittoriche dell'Accademia, la prospettiva, le misure (la ragazza in secondo piano è troppo grande per essere sullo sfondo e la barca che ha accanto è così piccola!..). Colori chiari e scuri, freddi e caldi, sono accostati senza pudore, con la volontà  di ricercare il contrasto.

E' esplicita la rottura con le correnti artistiche accreditate, quelle, potremmo dire, main stream. Questi artisti escono dagli ateliers e vanno a montare i cavalletti nei parchi, per le strade. Mi viene in mente il neorealismo: i neorealisti sono gli impressionisti del cinema, se vogliamo.
Ovviamente nel Salon, l'esposizione ufficiale dei migliori lavori dell'Accademia di Belle Arti, non poteva trovare posto chi ne contravveniva apertamente gli insegnamenti.  Napoleone III inaugura così il Salon des Refusésper ospitare le opere scartate. Da quel salone comincerà il travaglio che porterà alla luce l'Impressionismo, una rivoluzione nella  tecnica della pittura, un'esperienza che durerà poco meno di vent'anni, ma che lascerà il segno, per sempre. L’impressionismo dà vero e proprio inizio alla storia dell’arte contemporanea...




mercoledì 14 marzo 2012

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri.



A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perchè proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave."
Ci rimasi secco.
Fran.

da "Novecento", A. Baricco